“Ascesa di Francesco nel Paradiso di Dante”, recital “Potevo avere tutto” Zurigo
A Zurigo (Svizzera) giovedì 21 maggio 2026 alle ore 19, nella sala grande della storica Chiesa di St. Franziskus, in Albisstrasse, è stato rappresentato con successo il recital “Potevo avere tutto” ideato e realizzato da Luisa Benevieri, Roberto Costantini e Daniele Ridolfi. È un monodramma che racconta la storia di San Francesco d’Assisi in cui la Fame, narratrice d’eccezione, è compagna della sua vita da mendicante.
L’evento, che ha il patrocinio della Città di Assisi e del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), è stata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo e dall’Associazione Ars Pace, che ha avuto l’iniziativa. Difatti, questo è stato l’incontro inaugurale dell’evento “Ascesa di Francesco nel Paradiso di Dante”, che è stato progettato da Ars Pace, nell’ottavo centenario della morte di San Francesco, per promuovere un nuovo percorso di dialogo e cultura dedicato alla figura di San Francesco che Dante Alighieri ricorda, dopo il transito, nell’XI Canto del Paradiso. In programma cinque speciali incontri che si concluderanno giustappunto il prossimo 4 ottobre a Ginevra con il Concerto per la Pace.
A Zurigo, l’evento è stato introdotto da Raffaele Pentangelo, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo e da Monica Baldi, Vicepresidente di Ars Pace, la quale ha affermato:<L’eredità spirituale e linguistica del Santo, che ha contribuito alla diffusione della lingua e cultura italiana, è universale ed è basata sulla dignità e sulla fraternità umana dove il valore del messaggio di pace è inteso come diplomazia solidale in tutte le sue forme.>
Lo spettacolo teatrale, scritto e interpretato da Daniele Ridolfi, non è un’agiografia, ma un racconto essenziale dell’uomo prima del santo. Come ha spiegato l’autore e attore: <Francesco non viene celebrato come figura distante e già compiuta, ma riletto attraverso le sue rinunce, che divengono un atto radicale di libertà. A guidarci è una voce inattesa – la Fame – presenza simbolica e concreta al tempo stesso, che dialoga con Francesco e con il pubblico rivelando un percorso fatto di trasformazioni. Abbiamo scelto la Fame come voce narrante perché è qualcosa che tutti conosciamo – spiega Ridolfi – fame di cibo, ma soprattutto mancanza emotiva e di riconoscimento sociale. Il nostro Francesco non parte dalla santità, ma dal corpo e dalla sua inquietudine.>
Lo spettacolo è costruito come un itinerario in cinque quadri simbolici che accompagnano lo spettatore: dalla festa al vuoto, dall’abbondanza alla spoliazione, dal desiderio di avere al bisogno di essere. Parola, corpo e silenzio si intrecciano in un recital di forte intensità, che invita a un tempo di ascolto e riflessione nel cuore della città.
In un’epoca dominata dall’eccesso, “Potevo avere tutto” restituisce un Francesco terreno, fragile e vicino, capace di interrogare ancora oggi la nostra idea di libertà.